
Uscito l'8 dicembre 1978, finito di registrare (with the minimum amount of effort) nel novembre 1978
Prodotto da Public Image Ltd.
Tracklist
- "Theme" – 9:11
- "Religion I" – 1:25
- "Religion II" – 5:53
- "Annalisa" – 6:05
- "Public Image" – 3:01
- "Low Life" – 3:38
- "Attack" – 2:55
- "Fodderstompf" – 7:46
Sulla sleeve dell'album compaiono solamente 6 delle 8 canzoni dato che la casa discografica chiuse il portafogli ad album non ancora ultimato. 'Low Life' e 'Fodderstompf', così come 'Attack' vennero registrate in un altro studio ultramega scrauso. Da qui la famosa frase (di Wobble) in 'Fodderstompf': "We are now trying to finish the album with a minimum amount of effort which we are now doing very suc-cess-ful-ly!"
C'era dunque vita dopo i Pistols, in quell'anno
di grazia 1978: non si trovava certo nelle vene dell'allora ancora più
o meno vivente Sid Vicious (in compenso però avreste potuto trovarvi
molta altra roba), né (purtoppo per me dato che era il mio preferito)
nelle pose da hooligan cazzone del chitarrista Steve Jones.
E, cosa più importante, non era nemmeno nelle mani del manager, il
grande manipolatore (a voi decidere se questa parola vada vista con
accezione negativa o meno) Malcolm McLaren, il quale stava
disperatamente cercando di far passare per vivo il cadavere di una band
ormai priva della propria testa, il defezionario John Lydon.
Già, Rotten. Rottosi definitivamente il cazzo dopo la
tourneé-beffa negli states il nostro decide di prendere e mollare
tutto, prendersi un momento di riflessione e quelle menate là.
In questo periodo il capoccia della Virgin, Branson, cerca
persino di proporlo ai Devo come loro frontman, ipotesi che per fortuna
non si concretizzerà mai. Alla fine succede quel che deve succedere,
ovvero che Lydon si mette su la sua propria band, chiamando per
aiutarlo dei suoi amici. E questo a rigor di logica dovrebbe essere un
male, visto che l'ultimo amichetto che Rotten s'è portato dentro a una
band, Vicious appunto, è stato la causa primaria della fine della
stessa.
E invece stavolta no, anzi.
Stavolta Johnny fa le cose per bene e come chitarrista assolda
Keith Levene (ex Clash, coi quali i Pistols avevano
fatto numerose date back in the days nell' hey day del punk d'Albione)
mentre il basso finisce nelle mani di John Wordle (noto ai più come Jah
Wobble). A completare il quartetto ci pensarà il classico annuncio su
un giornale, che porterà loro Jim Walker. È questa la line-up che
partorirà questo 'Public Image - First Issue' che ora vengo a trattare.
Tematicamente, a livello di lyrics, questo album ha 3 diverse chiavi di lettura:
- la prima è esistenziale, e può essere vista come il percorso che porta dalla più nera disperazione (il latrato suicida del capolavoro 'Theme') all'accettazione finale della propria condizione di essere umano man mano che le canzoni si susseguono e si giunge al finale sarcasticamente consolatorio, ma anche per questo davvero consolatorio, di 'Fodderstompf'.
(a quanto pare l'ascolto di 'First Issue' veniva prescritto da alcuni terapeuti come parte della cura per i pazienti afflitti da depressione).
- la seconda invece non è altro che una semplice prosecuzione di quello che Rotten faceva già nella sua band precedente, ovvero un attacco frontale nei confronti della società e delle sue ipocrisie (qui in particolare contro la religione, ma anche la stampa, soprattutto nella copertina-parodia del tipico tabloid britannico).
Non a caso, proprio i tre pezzi che più si concentrano su questo aspetto (le due 'Religion' e 'Annalisa') sono proprio i più vecchi, scritti mentre ancora militava nei Pistols.
- la terza è invece è tutta dedicata al caro ex-manager ed è composta dal singolo 'Public Image' (incentrata sulla battaglia legale per la proprietà del nome 'Rotten' e altre cose di vil danaro), 'Low Life' e 'Attack'. È sicuramente la meno interessante delle tre, soprattutto considerando che ai tempi gli addetti ai lavori dovevano già averne piene le palle di tutta 'sta storia. Oggi comunque assume l'utile funzione di "cornice storica" all'intero lavoro e quindi ci sta.
Musicalmente, 'Public Image - First Issue' è un assoluto precursore, quantomeno nella scena post-punk inglese. "Prima di First Issue, chi ascoltava il basso nella musica rock?" si chiede lo stesso Lydon a posteriori, e in effetti è abbastanza vero. La centralità del basso dub di Wobble nell'economia della band è innegabile, e brucia di qualche mese la prima ondata dell'hardcore californiano in questo primato.
In 'Public Image - First Issue' però (cosa che a mio avviso non si ripeterà a pieno nel successivo 'Metal Box' o 'Second Edition' che dir si voglia) il basso trova un contrappunto di egual valore nella chitarra di Levene, una Veleno che conferisce al suono il suo peculiare timbro dissonante e 'laminare', che da molti, moltissimi verrà copiato ma raramente eguagliato (bene da Bernard Sumner in 'Atrocity Exhibition', pateticamente da The Edge nei primi dischi egli U2).
È appunto il contrasto tra i due stili apparentemente inconciliabili che rende la quasi totalità dei pezzi di questo album memorabili, e lo spartirsi della 'parte del leone' tra gli due strumenti segue abbastanza curiosamente la suddivisione tematica fatta prima.
Nei pezzi "esistenziali" ('Theme' e 'Fodderstompf') è il basso di Wobble a dettare i giri e le melodie. I pezzi della terza categoria (i possibili singoli) sono invece più guitar oriented, più appettibili per il punk medio appena uscito dal '77.
È in 'Religion II' e 'Annalisa' che però viene raggiunto il perfetto equilibrio, tanto che risultano questi essere i pezzi più trascinanti, specialmente 'Annalisa', la quale con il suo pizzico pop e la sua sincope inarrestabile può essere vista benissimo come la 'My Sharona' del post-punk (ahahah scherzo, ma anche no).
Insomma, mi pare d'aver detto tutto. Quattro e mezzo su cinque, e forse è poco.
**** and a half out of *****
lyrics di quest'album



