mercoledì 10 ottobre 2007

Nirvana: Bleach




















Finito di registrare nel 1989, uscito il 15 giugno 1989.
Prodotto da Jack Endino



Tracklist

  1. Blew – 2:54
  2. Floyd the Barber – 2:18
  3. About a Girl – 2:48
  4. School – 2:42
  5. Love Buzz (Robbie Van Leeuwen) – 3:35
  6. Paper Cuts – 4:06
  7. Negative Creep – 2:56
  8. Scoff – 4:10
  9. Swap Meet – 3:03
  10. Mr. Moustache – 3:24
  11. Sifting – 5:22
  12. Big Cheese – 3:42
  13. Downer – 1:43

All songs by Kurt Cobain (eccetto 'Love Buzz').
'Downer' è inclusa solo nelle versioni CD dell'album.

Avere vent'anni in un buco di paese di merda, Aberdeen (Washington State), alla fine dei gloriosi ed edonistici eighties. Di questo parla più o meno 'Bleach', debut album dell'allora ancora sconosciuto gruppo che nel giro di due anni sarebbe diventata la più famosa cover band dei Pixies dell'intero pianeta. Esordio indie per l'allora indipendentissima (e sul lastrico visto che non riusciranno a coprire nemmeno la risibile somma di 606 dollari per le trenta ore di registrazione dell'album. Dovette farsi avanti - a session finite - l'amico della band Jason Everman per anticipare il danaro. Come debito di riconoscenza, Cobain e gli altri decisero di accreditarlo come secondo chitarrista e di scarrozzarselo un po' in giro nel seguente tour. Poi, giustamente, lo mandarono affanculo, perché 606 dollari non sono poi sta gran cifra, eh) label Sub Pop, che proprio dai Nirvana e dall'esplosione del fenomeno grunge tirerà su tanto verde da poter diventare una "indie-label indie di stocazzo" (esempi di "indie-labels indie di stocazzo" che or ora mi sovvengono sono la Epitaph, la Matador, la Victory e molte altre). Produce Jack Endino, emergentissimo ed indipendentissimo pure lui, ma anche molto bravo va detto. Formazione: Cobain, chitarra, urlo e candeggina per sterilizzare gli aghi; Novoselic, basso e scelta cover ('Love Buzz' degli Shocking Blue, che sarà pure il loro primo singolo); Chad Channing batteria, meno fenomeno di Grohl ma comunque non scarso abbastanza secondo me da giustificarne l'allontanamento per le session di 'Nevermind'. Insomma, come dico sempre, valle a capire certe cose.
Bene, qui finiscono le cose che potevate sapere semplicemente andando su wikipedia (e che io potevo scrivere facendo un copia/incolla ahah), ora mi tocca entrare nel dettaglio.
Parto da due presupposti nel parlare di questo disco.

Presupposto numero 1: 'Bleach' è il migliore album in assoluto dei Nirvana. Quello che penso del fantastico 'Nevermind' potete leggerlo qui. 'In Utero' è ottimo ma comunque inferiore a 'Bleach' in quanto a compattezza e mera vitalità. 'In Utero' è bello nel suo essere rancido e profeticamente terminale. 'Bleach' è meglio nel suo essere così disperatamente, così "grigiamente" verde.

Presupposto numero 2: 'Bleach' è il più bell'album grunge mai uscito da Seattle e dintorni. Lo trovo secondo solo a 'Superfuzz Bigmuff Plus Early Singles' dei Mudhoney il quale però, come dà ad intendere il titolo, non può essere considerato come un vero album (infatti è un EP con accorpati i loro primi singoli).
Ok, prima che qualcuno mi rompa il cazzo per la mia palese insipienza è bene specificare però una cosa, ovvero la differenza che corre nell'ambito musicale tra i termini "genere" e "scena".
Il "genere" ha bisogno di avere delle precise connotazioni musicali per essere definito, la "scena" no, si basa di più sulla concomitanza geografica e altre menate come l'abbigliamento e stronzate simili. Il grunge è un genere, quindi deve essere definito. Il grunge è, per definizione, la risultante dell'addizione hard-rock+punk (più tracce a piacere, dalla psichedelia al pop e così via).
Pesante più veloce, insomma.
Molte delle bands della scena di Seattle di fine anni 80 inizio anni 90 non rispettano con la propria proposta complessiva questi canoni. Non i Soundgarden, che pure erano tra i più longevi con il loro hard-rock più metal (non a caso vennero battezzati Led Sabbath); non i Pearl Jam, con il loro revival del rock classico più che altro settantiano (quindi né vero hard-rock né tantomeno punk). E nemmeno gli Alice In Chains i quali sopperivano alla mancanza della componente veloce con forti tinte dark.
Alla fine dunque i gruppi di vero grunge usciti da Seattle (ovviamente mi limito ai nomi principali ed escludo le jump on the wagon bands di merda venute dopo il '91) sono meno di quanto si pensi: i padri fondatori Green River (della cui fine e conseguente scisma ideologico si potrebbe parlare parecchio ma non ho voglia ora manco per il cazzo), la costola sincera dei già citati Mudhoney. I primissimi Melvins, quelli fino alla completa maturità di 'Bullhead' esclusa, per intenderci, i quali, pur essendo molto più vicini al metal avevano nelle loro prime prove caratteristiche assimilabili al punk e all'hardcore (velocità dei riff e breve durata delle canzoni). Non a caso la band di Buzz Osbourne e Dale Crover sarà proprio la fonte di ispirazione primaria per 'Bleach'. E sempre non a caso Cobain li aveva seguiti dappertutto come roadie e tuttofare dal lontano 1981. D'altra parte, pezzi come 'Negative Creep', 'Floyd The Barber' e 'Sifting' non sono altro che edulcorazioni del suono e dei riff di cotanti maestri. Ma ora le canzoni, presto, le canzoni!

Si parte con la linea di basso strisciante di 'Blew', e un Cobain che ringhia (verse) e urla (chorus) di inadeguatezza e vergogna (è una parola che ricorrerà più volte nel corso dell'album, 'shame', vergogna). Ottimo antipasto per il riff marziale e quadrato di 'Floyd The Barber', che sciorina un testo ispirato a un noto telefilm americano, finendo però con uno stupro, un omicidio e un assolo di chitarra semplice semplice che però è la morte sua.
Primo break, i due accordi semiacustici di 'About A Girl', unico brano a precorrere le direzioni future della band. Da molti definito il capolavoro dell'album è in realtà un due accordi alquanto facile che ha la sua vera forza nel testo. Il vero capolavoro è la seguente 'School': riff veloce, circolare e potente, testo di quattro righe in croce urlato da dio, dinamiche degli accordi perfette. Il pezzo migliore. Segue la cover, 'Love Buzz', che dell'originale ha solo le parole e la linea di basso principale, il resto è tutto un tripudio di chitarre distorte e wah-wah.
'Paper Cuts', il pezzo più lento e dissonante, dove la voce di Cobain dà di matto definitivamente. Lyrics basate su un fatto di cronaca romanzato (come avverrà per 'Polly' in 'Nevermind') che però anticipano gli spunti personali che emergeranno appieno nella successiva 'Negative Creep', altro capolavoro. Intro di puro sludge melvinsiano, in crescita, fuori controllo, come una rivalsa nei confronti di un padre che pensa che non combinerai mai un cazzo nella vita (il vecchio Cobain nei confronti del figlio artistoid and half checca). Bella, un cazzo da dire.
Il trittico 'Scoff', 'Swap Meet' e 'Mr. Moustache' mantiene i livelli alti anche se non eccellenti (il primo è comunque il migliore).
Il terzo pezzone è 'Sifting': lenta come 'Paper Cuts' ma più quadrata e lineare, parte con un riff che sa di risveglio kafkiano. Verse scandito con voluta lentezza, a pregustare l'eccezionale esplosione del ritornello, dove Cobain dà vocalmente il massimo. È il pezzo più lungo, l'unico oltre i cinque minuti, ma anche il più denso. Penultimo pezzo, 'Big Cheese' (bonario sfottò nei confronti del boss della Sub Pop Jonathan Poneman), forse il meno memorabile.
Finale col botto con l'epilessi hard-core di 'Downer'. Le migliori lyrics dell'intero album e una chiusura d'album ben fatta proprio perché non banale. Ripeto, il miglior album di grunge mai venuto fuori da Seattle (anche se allargando il cerchio la storia cambierebbe).

**** and a half out of *****

lyrics di quest'album