sabato 3 marzo 2007

The Velvet Underground & Nico: The Velvet Underground & Nico











Registrato nel novembre 1966, uscito nel marzo 1967
Prodotto da Tom Wilson & Andy Warhol

Tracklist:

1) "Sunday Morning" (Reed, Cale) – 2:56
2) "I'm Waiting for the Man" (Reed) – 4:39
3) "Femme Fatale" (Reed) – 2:38
4) "Venus In Furs" (Reed) – 5:12
5) "Run Run Run" (Reed) – 4:22
6) "All Tomorrow's Parties" (Reed) – 6:00
7) "Heroin" (Reed) – 7:12
8) "There She Goes Again" (Reed) – 2:41
9) "I'll Be Your Mirror" (Reed) – 2:14
10) "The Black Angel's Death Song" (Reed, Cale) – 3:11
11) "European Son" (Reed, Cale, Morrison, Tucker) – 7:46

La leggenda inizia sin dalla cover, dalla banana ideata da Warhol himself e che nelle prime edizioni dell' Lp poteva essere letteralmente "sbucciata" ( Peel Slowly and See ). Diceria - purtroppo falsa - vuole che il suo interno fosse cosparso di Lsd. Ma la musica da sola basta, e avanza. Si parte tranquilli, con 'Sunday Morning' il pezzo sicuramente più celebre ed orecchiabile dell' intero disco. Inizialmente doveva essere cantato da Nico, anche se alla fine si optò per Reed ( o forse meglio alla fine Reed optò per sè stesso ) con la voce alterata in modo da farla risultare più dolce e effemminata. Si prosegue con lo scatenato boogie pianistico di "
Waiting for the Man" che - sebbene ancor abbastanza convenzionale musicalmente - mette subito in chiaro lo stile dei testi di Reed e soprattutto le sue tematiche preferite ( il the Man in questione è il pusher di fiducia). Chiude il terzetto iniziale "Femme Fatale", biglietto da visita di Nico, bel pezzo melodico ma forse il più "opaco" (tra un milione di virgolette) tra i tre da lei cantati. Ma è da qui in poi che iniziano i capolavori, e non ci si guarda più indietro. 'Venus in Furs' è probabilmente l' apice assoluto del disco e sebbene sia accreditato al solo Reed è impossibile non riconoscervi l'apporto fondamentale di Cale e della sua viola. Su una successione di accordi appena appena un po' più complessa dell' usuale standard reediano si adagia un testo inneggiante alla sottomissione e al sadomasochismo ( d' altronde lo stesso monicker Velvet Underground viene dal nome di una novella erotica riguardante l' argomento ). Cale ci stordisce con i suoi droni alla viola ( i droni sono ripetizioni di una singola nota in maniera catartica ) e allo stesso tempo ci ipnotizza: sono queste le frustate che la venere in pelliccia ci infligge senza pietà e che - come nel testo della canzone - ci curano il cuore. Ripeto, pezzo immenso. Si scende un po' di tono, ma sarebbe stato inevitabile altrimenti con 'Run Run Run', quasi un country indiavolato per barboni e hookers tendenti al junkismo. Si risale subito però con la seconda gemma 'All Tomorrow's Parties' cantata da Nico, a detta di molti il primo pezzo dark della storia, il preferito dallo stesso Andy Warhol. E' inutile cercare di spiegare la bellezza e la maestosità di tale brano a parole, va semplicemente ascoltato. Sugli scudi comunque le due chitarre contrapposte sui due diversi canali ( è un gioco che giocheranno spesso i Velvets, quello la spartizione creativa audio sinistro/audio destro) e il battito marziale della Tucker. E il livello non scende, anzi forse sale ancor di più con 'Heroin'. Ecco, a un livello puramente armonico 'sta canzone è una cazzata, cioè due accordi e basta, un Re seguito da un Sol, roba che alla chitarra puoi farla giusto muovendo un mignolo. Solo che il ritmo di 'sti due accordi inizia a salire sempre di più, perchè Lou ti sta raccontando com'è farsi una pera e com'è il sangue che attacca ad andare sempre più veloce nelle vene, mentre anche il battito di Moe in sottofondo cresce come il battito del tuo stesso cuore sul punto di collassare. E intanto le parole, il sentirsi 'just like jesus son' e il voler essere nati mille anni fa e tutti questi deliri mentre Moe sotto continua a martellare e i due accordi continuano ad andare sempre più veloce e a un certo punto ( esattamente al minuto 4 e 52 secondi ) anche gli altri due decidono di entrare sul serio nella mischia e la viola di Cale inizia a stridere e a fare delle cose fuori del mondo mentre sotto il cuore arriva a rasentare la tachicardia, è vicino ad esplodere e Lou capisce che sarebbe meglio per lui essere morto e basta e quasi ci riesce a schiattare se non che al settimo minuto la roba perde effetto e tutto torna in quiete, tutto torna a spegnersi su quell'accordo di Re. 'There She Goes Again' con il suo ritmo doo-wop e i suoi coretti beat è il pezzo più commerciale in assoluto, 'I'll Be Your Mirror' il più dolce e sentimentale, con Nico calata perfettamente nella parte dell' angelo consolatore ritagliatole dalle liriche di Reed. 'Black Angel's death Song' è più sperimentale, con la viola di Cale che tesse trame ipnotiche e circolari e la cadenza del cantato di Reed a ben sentire quasi dilaniana. Questo è uno dei pezzi più vecchi del loro repertorio, quello che ha causato loro il maggior numero di cacciate dai locali. Siamo giunti quasi alla fine. Mancano solo i quasi otto minuti di 'European Son', veramente indefinibili per tutta la roba che vi ci si può trovare dentro, un po' la summa di tutto il loro sperimentare, un po' il riassunto di tutto l'album fino ad ora ascoltato. Non il pezzo più bello, nè il più intenso, ma forse in un certo senso il più rappresentativo. Pochi cazzi, questo è l' album rock più importante di sempre. Ed è uno dei più belli.

***** out of *****


Lyrics di quest'album